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Opinione di... Mario Chiodetti, giornalista

Non servono molte parole per descrivere Carlo, vuoi perché lui stesso non ne spreca, vuoi per l’altra lingua che lui ama parlare, quella della fotografia, forte nei silenzi come nell’urlo.
Un fratello maggiore, il Meazza, su cui si può contare per un consiglio o un aiuto, o solo per parlare del bianco e nero, del paesaggio come poesia del cuore, delle donne croce e delizia della vita, di un libro che verrà.
Nei suoi scatti, l’uomo viene prima di tutto, rispettato e raccontato con pazienza d’artigiano, e la sua è spesso l’umanità dei semplici, quella più vera e rara nel mondo artificiale di oggi, pieno di vuoto elevato a talento.
Lui è un artista d’altri tempi – mi meraviglio che possa avere un sito internet e scatti in digitale – con l’incostanza propria dei creativi, i momenti di scoramento e di paura, ma la generosità dei puri, di chi ama il proprio lavoro di un amore ogni volta rinnovato.
Così la Leica M appesa al collo di Carlo Meazza è una medaglia al valore, per credere ogni giorno a un bello sempre più nascosto e sfregiato, o anche soltanto per uscire dal letto all’alba, d’inverno, per vedere se il sole su un nevaio ti saluta sempre allo stesso modo.