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Opinione di... Claudio Benzoni, graphic designer

Nel lavoro di Carlo Meazza sorprende l’ostinato trasferimento dell’intima corrispondenza tra luoghi e persone nelle circostanze suggestive delle coincidenze che segnano la vita d’ognuno, soprattutto quando ci è restituito nelle straordinarie sequenze in bianco e nero. Non ritratti o paesaggi stravaganti, ma solo episodi che si trasformano in momenti d’assoluto in cui la vicenda umana appare in tutta la sua realtà e che permettono, a chi si sofferma a guardare, di spaziare nelle profondità dell’animo umano.
Il lavoro di Meazza da sempre segue percorsi tematici ben precisi: paesaggio, reportage e ritratti.
Nei paesaggi (monti, fiumi e laghi) con audace curiosità penetra i luoghi più unici e solitari, che sceglie con sacrificio, fatica e rara applicazione. Spesso sono luoghi dove l’unico suono che si produce davanti all’apparecchio fotografico è quello del vento. Interpreta il paesaggio con impetuosa carica espressiva e trasforma ogni istantanea in una finestra sul mondo dove si intersecano persone e linee catturati dalla curiosità/genialità di un colpo d’occhio.
Il lirismo poetico delle sue fotografie si fonda essenzialmente sulla capacità di fermare e interpretare gli attimi fugaci della realtà quotidiana e di trasformarli in immagini rigorose, i cui soggetti sono il ritmo semplice della vita.
Nei reportages il lavoro di Meazza acquista enorme valore quando affronta lo spaccato di certe realtà sociali e dei loro protagonisti, non solo per la maestria della realizzazione, soprattutto per la completezza dell’analisi: egli non vede e non documenta solamente, ma sente, e quello che introietta lo metabolizza nell’animo, tanto da trasformarlo in scatto fotografico di un’intensità così rara da soffocare qualsiasi commento. Ci mette di fronte al valore documentale di testimonianza della fotografia che si contrappone alla superficialità purtroppo spesso adottata nelle immagini di grande impatto visivo che tanti fotografi (pubblicitari e non) realizzano, fotografie che colpiscono però solo per la loro esplosività dirompente.
Nei ritratti, dal punto di vista formale colpisce soprattutto l’approccio molto rigoroso delle immagini in un severo bianco e nero, molto pulito, impeccabile, illuminato sapientemente, con sfondi neutri in modo da non distrarre l’attenzione dal soggetto della foto: la persona appunto.
Va sottolineata l’istintiva simpatia che provocano queste immagini, che trapela dagli atteggiamenti delle persone fotografate, dove si intuisce che esse si trovino a proprio agio davanti all’apparecchio fotografico, anche in virtù della capacità del fotografo di creare un certo tipo di situazione e di atmosfera.
Dunque la fotografia di Meazza ci conduce alla scoperta dell’ambiente e delle persone con discrezione e rispetto del vero, mettendone in luce gli aspetti sociali e culturali più nascosti e inspiegabili.
Sono immagini dedicate all’uomo nella sua semplicità, senza nessun artificio, nessuna voglia di modificare il reale, di celare per abbellire; sono una registrazione obiettiva e documentaria che non concede nulla alla fantasia, ma che riporta su un piano oggettivo espressioni inesauribili della vita.